Dove siamo

Il Giardino Alchemico è cirondato da boschi di castagni, betulle e querce, a pochi minuti dal Lago di Orta, in un borgo chiamato Pratolungo, frazione del comune di Pettenasco.

Trovato grazie a una coincidenza significativa, il Giardino riecheggia l’energia del luogo, protetto dal Santuario della Madonna della Neve di Pratolungo (dove si può ammirare l’affresco miracoloso che raffigura Maria e Gesù Bambino con una collana di corallo).
E’ un luogo dalla forte energia femminile, materna e terricola. Leggende di streghe e di draghi si tramandano nei dintorni, come quella dell’ Aöa, enorme rettile a due teste che infestava l’isola di San Giulio e le acque del lago prima che il santo eponimo lo cacciasse per sempre.

I dintorni sono ricchi di immagini della Madonna, che con la sua presenza rasserena e protegge.Crocicchi e curve benedetti da icone che onorano il femminile sacro, così forte in questi luoghi segnati dalle acque, dalle nevi, dal mistero che avvolge il lago e la montagna come una nebbia carica di segreti.

Tra le essenze arboree che caratterizzano i dintorni c’è il Castagno, albero dolcissimo, manifestazione dell’archetipo della luce che sale dal profondo. Il Castagno, con i suoi tronchi spiraliformi e i suoi frutti protetti da gusci spinosi, con le sue lunghe foglie ricche di tannini e il suo spirito amico dell’uomo, essenza sensibile all’inquinamento atmosferico ed elettromagnetico, cresce in luoghi al confine tra buio e luce e ci parla di trasmutazione, protezione e accetazione degli eventi. Il Castagno mette in comunicazione le forze della luce con le forze ctonie e sin dall’antichità fornisce nutrimento all’uomo.


L’energia del Castagno:
Quella che si sente camminando in un bosco di Castagni è una sensazione particolare. Ci si sente circondati da un’attenzione silenziosa, accolti e abbracciati dalle fronde degli alberi, come se questi ci osservassero, desiderosi di conoscerci e un po’ emozionati. L’energia che circola è molto intensa e si sente un fervere di attività sottile e vibrante tutto intorno.

Il Castagno è un albero speciale. L’uomo lo ha portato in Europa dall’Asia interessato alla sua utilità e il Castagno, generosamente, si è adattato ai nuovi climi, formando boschi vicino agli abitati dove gli uomini potevano comodamente andare a raccogliere legna e nutrimento. Nonostante amasse climi più caldi, ha accettato di crescere in Europa, fiorendo molto tardi e ogni anno quasi disperando di poter sbocciare in nuovi fiori. Eppure ha resistito, anzi la sua vitalità gli ha permesso di diffondersi, i suoi germogli attecchiscono con facilità e i suoi frutti cadono numerosi dai rami in ottobre, producendo quei tonfi secchi che sono per eccellenza il rumore dell’Autunno.

Ma l’uomo non ha mai avuto grande rispetto per quest’albero. Non lo ha onorato con miti e leggende, nonostante sia evidente che i suoi boschi pullulano di gnomi, fate e folletti. Non appena ha avuto un’alternativa, ha abbandonato i castagneti a se stessi, sostituendo i loro doni con prodotti considerati più efficienti o più facili da utilizzare, recandosi fra i loro tronchi amichevoli soltanto nelle domeniche di ottobre, per depredarli delle castagne, raccogliendo frettolosamente i frutti tra il fogliame caduto che ricopre il suolo di mille sfumature di colori caldi.

E’ come se ogni autunno i Castagni preparassero per la maturazione dei loro frutti una grande festa colorata, cercando di risollevarsi dalla tristezza dell’abbandono, e quasi nessuno ci facesse caso. Le famiglie di umani, nelle domeniche di ottobre, si addentrano nei boschi schiamazzando allegre con i cesti in mano, raccolgono più castagne che possono (sempre meno, viste le malattie che hanno decimato la produzione) e poi se ne vanno a pranzare in qualche ristorante senza ringraziare i loro ospiti arborei. I Castagni nel pomeriggio di queste domeniche rimangono di nuovo soli, depredati e immersi nel silenzio. Nessuno si è accorto di loro, per l’ennesima volta li hanno solamente usati.

Questa storia triste accade continuamente nel mondo, non solo ai Castagni. Ma questi alberi sono particolarmente sensibili proprio perché amano molto l’uomo, così come amano tutte le creature. L’abbandono li rende esposti alle malattie e la loro vita si fa ancora più cupa, giungere a frutto diventa ancora più difficile.

I Castagni sono alberi ospitali, amichevoli, generosi. Hanno chiome frondose e tronchi possenti anche se a volte pare che si sfaldino. Ma soprattutto, hanno la capacità di connettersi con la Luce contenuta nella viscere della Terra e di lasciare che questa li attraversi, sotto forma di energia, liberandola nell’atmosfera. Il Castagno ha qualcosa che lo rende una creatura ultraterrena, che cerca ovunque la Luce e che di Luce è fatta. Non desidera il calcio (che è materico e dà struttura) ma fosforo e silicio, il suo tronco è avvolto da spirali, i suoi fiori si sporgono verso il sole, le api(esseri intimamente legati all’elemento Fuoco) amano il suo nettare e i suoi frutti sono pieni di Fuoco… Il Castagno è un albero della Luce, un albero magico che riesce a sopravvivere in un mondo che non sa ascoltare il suo linguaggio. Il Castagno resiste, non perde la sua grandezza, è sempre amichevole e le forme di vita della Natura lo adorano: fra i suoi rami vivono moltissimi insetti, uccelli e piccoli mammiferi, oltre che numerosi esseri elementali.

Le sue mille voci ci mormorano segreti che provengono da altre dimensioni, memorie cosmiche, melodie antichissime.

In un bosco di Castagni ho incontrato uno gnomo. Almeno credo che fosse uno gnomo, perché non l’ho proprio visto. Per scorgere gli elementali occorre essere molto allenati, non avere barriere mentali a sbarrarci la percezione, ma in ogni caso vederli non è necessario. Basta sentirli.

Stavo in ascolto e avevo comunicato agli alberi la mia apertura a ricevere il loro messaggio. Era l’inizio dell’autunno, ancora le foglie erano verdi ma si respirava già un’aria diversa, già le prime castagne schioccavano giù dai rami sul terreno. D’un tratto, alle mie spalle ho percepito una presenza. Mi sono voltata e ho capito che di fronte a me, vicino a un tronco, c’era uno spirito del bosco. Era piccolo, proprio come immaginiamo sarebbe uno gnomo. Era arrabbiato. Mi ha detto soltanto “Lasciateci in pace!” e poi se n’è andato.

Sul momento ci rimasi male. Pensai “Ma come, io sono qua in ascolto e voi mi dite soltanto questo!”. Ma poi mi guardai intorno. Sentii l’enorme bontà, la Luce che filtrava dalle grandi creature che mi circondavano quasi abbracciandomi, offrendomi con semplicità tutto il loro Amore.
Lo gnomo aveva espresso, a buon diritto, l’insofferenza del bosco e dei suoi abitanti verso l’uomo-rapace, che schiamazza e fa rumori molesti, che depreda oppure abbatte, che prende senza ringraziare, che non sa vedere, non sa ascoltare, che dimentica… Per lo gnomo io non ero altro che una di “quelli lì”, che fanno casino e portano distruzione. E aveva fatto molto bene a dirmi quello che mi aveva detto, perché così io avrei potuto ripeterlo ai miei compagni umani: “LASCIATELI IN PACE!”

I Castagni, loro, non avrebbero mai usato un tono del genere. Ma è ormai evidente che la disperazione (il polo negativo della Luce immensa di questi alberi) li sta fiaccando sempre più. Gli gnomi sono arrabbiati perché essi conoscono l’importanza dei Castagni e sono stufi di vedere le loro case depredate dall’uomo.

Le malattie li assediano e i Castagni faticano a reagire. L’uomo non ascolta il loro grido. Cosa desiderano i Castagni? Io non lo so. Non so neanche se fra le loro attività vi sia qualcosa come “desiderare”. So però che si meritano una mitologia, delle storie che li raccontino, attenzioni, cure e rispetto, ammirazione per la loro incomparabile bellezza e per la loro abbondanza, generosità, amicizia… Soprattutto, come ogni altro albero e creatura, meritano di essere ascoltati e amati. E anche noi, stupidi piccoli uomini che non sanno vedere, ci meriteremmo di imparare ad ascoltarli e ad amarli. La Luce che ancora risplende in essi rifulgerebbe allora come una cometa, colmando le nostre vite. Abbracciamo i Castagni, sentiamo la Luce che scorre attraverso i loro corpi. Lo scambio energetico che avviene quando abbracciamo un albero è terapeutico sia per noi che per loro. Abbracciamoli! Uniamo la nostra energia a quella dei Castagni, per attraversare la
disperazione onorando la Luce dentro di noi.

Onore ai Castagni perché, per quanto dolore li assedi, sono sempre donatori di vita, esseri di Luce, grandi amici del piccolo uomo!